LA STORIA

La AFROMUSIC nasce in Italia negli anni 1970, un periodo molto florido per la musica ballabile, in cui le discoteche iniziavano a diventare la moda, sospinte anche grazie al modello americano della "Saturday night fever".
Nei locali, a differenza di un certo attuale monotematismo, si suonava un crossover di disco, funk, soul, reggae/dancehall e world music, mescolate da Disc Jockey poi dimostratisi molto capaci nell'arte di sperimentare il mix di generi, e questo contribuì alla nascita definitiva del genere afro.
Negli anni settanta non esisteva la discoteca.
Nelle "sale da ballo" regnava la musica dal vivo.
Successivamente, si iniziarono a ballare i dischi, in alternativa o come pausa musicale delle orchestre. Ecco esordire i primi dee-jay.
Dovevano mettere i dischi, semplicemente uno dopo l'altro.

I dischi erano tutti 45 giri di rock, funk & soul. Il mestiere del DJ era ancora tutto da inventare.
Nel 1970, si suonava della musica che si poteva forse dividere in due grandi tipi: la musica bianca, di provenienza europea, e la musica nera di provenienza americana. Si parla sempre di 45 giri e si mescolavano dei dischi europei, che erano quasi sempre canzonette allegre e commerciali, con dischi americani soul, rhythm & blues e funky di artisti quali: Arthur Conley, Joe Tex, Wilson Pickett, James Brown, Rufus Thomas, Lyn Collins, ecc.
Un altro particolare delle serate in discoteca negli anni 70 era che la musica veloce che si ballava come shake veniva alternata da lenti. La proporzione era di 5 shake e 5 lenti, poi col passare degli anni, 30 minuti di shake e 3 lenti.
Nel 1979 nasce quel fenomeno incredibile che veniva chiamato "AFRO".

Si esprimeva quando si suonava il Bolero di Ravel sovrapponendolo ad un brano degli Africa Djolè, oppure un pezzo sperimentale di Steve Reich sul quale si mixava un "canto Malinke" della Nuova Guinea, mixando i T-Connection con Moebious e Rodelius, scoprendo nell'album Izitso l'unico brano ipnotico-tribale di Cat Steven, estraendo l'Africa nei Depeche Mode suonandoli a 33 giri o viceversa facendo diventare musica una voce reggae suonata a 45 giri, mixando una ventina di brani africani su uno stesso pattern di batteria elettronica o suonando insieme una batucada con Kraftwerk, usando gli effetti elettronici di un sintetizzatore per sovrapporli a brani di Miram Makeba, Jorge Ben o Fela Kuti o ancora ascoltando le melodie indiane di Hofra Haza o Sheila Chandra con le sonorita' elettroniche della Sky Record tedesca.

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